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Scoprire il Gargano

Il Gargano, noto anche come Sperone d’Italia è una subregione dell’Italia che coincide con l’omonimo promontorio montuoso che si estende nella parte settentrionale della Puglia e corrisponde alla parte orientale della Provincia di Foggia. È interamente circondato dal Mare Adriatico, tranne ad ovest, dove confina con il Tavoliere.

È tra i principali poli turistici della Regione Puglia (4 milioni le presenze nel 2011, più del noto Salento). Nel suo territorio è ricompreso il Parco Nazionale del Gargano.

Dal 10 marzo al 22 marzo 2012 ha ospitato i mondiali di orienteering.

Dal 1 al 4 novembre 2012 ha ospitato il raduno nazionale degli speleologi Spelaion 2012.

In passato, una proposta di legge di Antonio Leone proponeva la nascita di una provincia per l’intero territorio del Gargano e quindi l’elevazione di Manfredonia a capoluogo, ma la proposta non fu portata avanti e quindi il Gargano non ebbe questo privilegio.

Il Gargano si colloca nella parte settentrionale della Puglia e nella parte orientale della Provincia di Foggia.

Nord e a Est è circondato dal mare Adriatico, mentre ad Ovest confina con il Tavoliere delle Puglie e a Sud in parte con il Tavoliere, in parte con il Mare Adriatico nel tratto a Est di Manfredonia fino a Vieste.

La linea ideale di separazione tra il Gargano e il resto della Provincia di Foggia è quella che congiunge il punto più occidentale del Golfo di Manfredonia e il confine più Sud-orientale del Molise.

  La formazione del promontorio garganico risale al periodo Giurassico quando iniziò la sedimentazione delle attuali rocce garganiche e lo spostamento del Gargano da una latitudine molto diversa che determinava condizioni climatiche e paesaggi tipicamente tropicali

Un tratto della foresta Umbra

Oltre a rocce di sedimentazione, il Gargano è costituito da rocce formatesi ambiente marino e successivamente emerse per le oscillazioni del livello marino e per il fenomeno della Tettonica delle placche. Il primo sollevamento d’una certa entità del Gargano sembra essere iniziato nel Miocene e proseguito con fasi alterne nel Pliocene, quando questa regione iniziò ad assumere la morfologia attuale, contemporaneamente plasmata dall’azione degli agenti atmosferici e del fenomeno carsico. I movimenti di sollevamento continuano anche nel Pleistocene, quando l’Uomo fa la sua comparsa sul promontorio, e fino ad oggi, anche se blandamente.

 Il promontorio garganico presenta un andamento territoriale notevolmente diversificato[7]. Le escursioni altimetrici sono notevoli: in alcuni punti, attraverso uno spostamento di meno di dieci chilometri in linea d’aria, si passa da oltre mille metri d’altitudine al livello del mare. Con un’altitudine massima di 1056 m s.l.m. ed un’estensione di circa 2100 km2, di cui 11 sono rappresentati dal Lago di Lesina e dal Lago di Varano, il Gargano è a tutti gli effetti un massiccio montuoso isolato che si erge tra il mare Adriatico e il Tavoliere.

L’accentuata montuosità della costa risulta essere una peculiarità assoluta rispetto al resto della fascia litorale adriatica a sud di Ancona[7]. Altra peculiarità sta nei dati forestali: oltre 39.000 ettari, ovvero il 18% del territorio garganico, sono coperti da boschi e macchia mediterranea, in una regione, la Puglia la cui percentuale è la più bassa d’Italia (7,5%).

 Da un punto di vista pedologico, il Gargano può essere diviso in tre sottosistemi:

  • Rilievi Pedegarganici: caratterizzati da quote altimetriche comprese tra i 50 e i 300 m s.l.m. e da una morfologia molto ondulata. L’utilizzo di tali suoli è notevolmente diversificato: oliveti, seminativi ma anche aree a pascolo che si alternano ad aree incolte di macchia mediterranea.

La presenza di calcare nel terreno varia notevolmente da zona a zona.

  • Valli Fluviali: caratterizzate da quote altimetriche comprese tra 0 e 700 Template:M. s.l.m. caratterizzate da elevate pendenze e il cui utilizzo spazia dai rari seminativi, oliveti o appezzamenti con ortaggi (nella parte più bassa) ad aree incolte coperte da macchia mediterranea o aree boschive con prevalenza di lecci e faggi

  • Altopiani garganici: caratterizzati da quote altimetriche comprese tra 300 e 1000 Template:M. s.l.m., con pendenze modeste interrotte da improvvise scarpate e con fenomeni carsici evidenti (doline e valli inattive). L’uso del suolo è alquanto omogeneo: pascolo con aree boschive e seminativi nelle zone più fertili. I suoli sono non calcarei o scarsamente calcarei, tranne qualche concentrazione di carbonati in profondità.

    Idrografia 

  • Si può dire che sul Gargano non vi esista un vero e proprio reticolo idrografico superficiale. Fa eccezione una piccola area a Nord, dove si concentrano i pochi corsi d’acqua di limitata lunghezza e di portata con caratteristiche stagionali, che sfociano nell’Adriatico nei territori comunali di Vico del Gargano e Rodi Garganico, oppure che si immettono nei laghi costieri di Lesina e Varano, due lagune d’acqua salmastra con una superficie totale di circa 110 km².

    L’idrografia sotterranea, invece, è molto ricca: la grande diffusione di fenomeni carsici provoca l’infiltrazione immediata del 75% delle precipitazioni ricevute dal suolo. La distribuzione di rocce a diverso grado e tipo di permeabilità, determina la presenza di due ben distinti sistemi acquiferi dei quali l’uno (falda principale) occupa l’intero promontorio e l’altro (falda secondaria) è circoscritto alla zona di Vico e Ischitella. Sul versante nord del promontorio, sono presenti due laghi costieri:

    • il lago di Lesina, lungo 24,4 km e largo 2.4 km, ha un perimetro di quasi 50 km ed è a tutti gli effetti una laguna. È diviso in due bacini: uno minore su cui si affaccia l’omonima città di Lesina e uno più lungo detto Sacca Orientale. Le sponde lagunari sono leggermente inclinate, il fondo è tendenzialmente melmoso e regolare, conferendo una profondità media di 90 cm (è in assoluto la laguna meno profonda d’Italia); E’ celebre per la pesca delle anguille.
    • il lago di Varano è il più grande dell’Italia meridionale (60,5 km²). Di forma tendenzialmente trapezoidale, è separato dal mare da una lingua di terra lunga 10 km detta l’Isola). È alimentato da numerose sorgenti subacquee di acqua dolce che scaturiscono dalle vicine montagne di Cagnano Varano. Anticamente il lago doveva essere un’insenatura la cui imboccatura venne chiusa da una forte bufera di mare che sommerse la città di Varano.

    Clima 

  • Il clima del Gargano è tipicamente mediterraneo, cioè caratterizzato da precipitazioni in inverno e primavera e da siccità nel periodo estivo. Le temperature sono miti: nessuna media mensile scende al di sotto degli 0 °C.

    Trattandosi di un territorio montuoso che si innalza anche fino a oltre 1000 m s.l.m. e che si protende nell’Adriatico, i fenomeni climatici sono alquanto complessi. I venti settentrionali giungono carichi di umidità e avendo il percorso sbarrato dai rilievi garganici, danno luogo a precipitazioni diconvezione. Il versante meridionale è spesso investito dal vento di Scirocco che, nel frattempo, ceduta la maggior parte dell’umidità nell’Appennino Meridionale, causano alte temperature e siccità. Di conseguenza le precipitazioni sono modeste, ma non trascurabili sul litorale settentrionale, sensibilmente elevate nelle aree montane e minime nella parte meridionale. Il microclima che ne risulta, risulta essere molto favorevole per la prolificazione di vegetazione mediterranea.Per la zona montana del Gargano il clima è efficacemente descritto dai dati della stazione meteorologica di Monte Sant’Angelo:

 

Storia 

Il Gargano è stato al centro di un processo evolutivo e culturale fra i più proficui dell’Europa occidentale, come dimostrato dalla diffusa presenza dell’uomo paleolitico (Grotta Paglicci, grotta Tegliacantoni, Defensola, Foce Romondato, Grotta spagnoli). La Grotta Paglicci, situata a Rignano Garganico, rappresenta in particolare un caposaldo per lo studio della civiltà paleolitica in Europa, per la varietà degli strati archeologici (reperti su flora, fauna e condizioni dell’uomo preistorico), che per la presenza delle più antiche pitture rupestri, rinvenute finora in Italia.

Paleolitico e Neolitico 

Il difficile e graduale passaggio dal Paleolitico all’Eneolitico e Neolitico è ricollegabile il ritrovamento di forme di vita e di economia dette “di transizione” (sito di “Coppa Nevigata”, Manfredonia, Grotta di Manacore, Macchia di Mare a San Menaio), fra le due epoche; così come la nascita dei “villaggi trincerati” garganici, importanti nel processo di civilizzazione del Neolitico dauno.

I numerosi insediamenti neolitici del Gargano erano collegati fra di loro e con la civiltà appenninica, con il mondo egeo da una fitta rete di rapporti commerciali e culturali, dimostrati dai ritrovamenti di vasellame e ceramica nonché dalla diffusione del commercio dell’industria della selce.

Dai Dauni all’epoca romana 

La presenza dei Dauni in terra garganica è testimoniata dal ritrovamento di numerose stele. La necropoli di Monte Saraceno dell’età del Ferro, con le sue 400 tombe, sarebbe uno dei primi insediamenti liburnici esistenti sulle sponde lagunari del Gargano.

Durante il periodo di massimo sviluppo della civiltà dauna, caratterizzata da un mondo religioso ricchissimo di culti e da una fiorente cultura artistica, ebbe inizio la colonizzazione greca che sostituì i propri costumi a quelli fino ad allora tramandati.

Il Gargano entra nell’ambito della civiltà romana nella seconda metà del IV secolo a.C., quando, nella lotta contro i Sanniti, le città daune appoggiarono Roma. Durante il periodo romano il Gargano si arricchirà di numerose città come Arpi e Siponto, importanti per cultura e sviluppo economico (dovuto in parte al commercio marittimo e alla posizione di ponte fra occidente e oriente), che saranno i futuri insediamenti medievali garganici.

Cristianesimo e Medioevo 

La nascita del culto micaelico

Apparizione dell’Arcangelo

Lorenzo Maioranovescovo di Siponto, fu l’artefice della fondazione del santuario di San Michele e dello sviluppo del pellegrinaggio micaelico con cui il Gargano entra nella storia della civiltà medievale occidentale, con tutto il suo patrimonio religioso e anche culturale.Secondo la tradizione, il santuario ha origine nel 490, anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michelesul Gargano. A partire dal 650 l’area garganica nella quale sorgeva il santuario, entrò a far parte dei domini longobardi, direttamente soggetta al Ducato di Benevento. Il popolo germanico nutriva una particolare venerazione per l’arcangelo Michele, nel quale ritrovavano le virtù guerriere un tempo adorate nel dio germanico Odino, e già a partire dal VII secolo il pellegrinaggio determinò la conversione dei Longobardi al Cristianesimo, che da allora fecero del sacro sito garganico il loro santuario nazionale, tanto che l’Arcangelo Michele ne diventerà il santo protettore e verrà effigiato sia sulle armature e sulle monete.Presto il santuario di San Michele Arcangelo divenne il principale centro di culto dell’arcangelo dell’intero Occidente, modello tipologico per tutti gli altri. Il culto micaelico spinse almecenatismo monumentale sia i duchi di Benevento, sia i re installati a Pavia, che promossero numerosi interventi di ristrutturazione per facilitare l’accesso alla grotta della prima apparizione e per alloggiare i pellegrini. San Michele Arcangelo divenne così una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa di quella variante della Via Francigena oggi chiamata “Via Sacra Langobardorum

Il Gargano fu particolarmente colpito durante la guerra bizantino-gotica (535 - 553), voluta dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano per riconquistare le terre occidentali un tempo appartenute a Roma. La guerra apporterà rovine e distruzioni nei centri dauni, depauperando l’economia e evidenziando una perdita di autorità dell’amministrazione romana che permetterà l’affermazione del Cristianesimo. D’altro canto i centri garganici erano già diocesi, veri e propri centri della rinascita spirituale e civile delle città romane, ma a testimoniare il rapido diffondersi della nuova religione sono anche i numerosi complessi paleocristiani sparsi un po’ ovunque nel territorio garganico.

Nella primavera del 663 il Basileus Costante II Eraclio sbarcato a Taranto con una flotta, conquistò tutta la Puglia, fino al Gargano. Tornato l’Imperatore a Costantinopoli, i Longobardi ripresero la lotta, prima col ducaGrimoaldo, e poi con il di lui figlio Garibaldo, che nel 686 riconquistò Taranto e Brindisi. Intanto i Longobardi, sebbene ad oggi non si conoscano i modi e i tempi, conquistarono il Gargano ed il Bruttium settentrionali con incursioni anche più a sud come lascia intendere l’epistolario di papa Gregorio Magno.

Durante il Medioevo, il collegamento fra Benevento, sede del ducato, e il Gargano, sede del culto micaelico, rimarrà una delle costanti principali e favorirà lo sviluppo religioso ed economico dei centri garganici, specie quelli situati sulla direttrice viaria che prenderà, nel corso del XX secolo, la denominazione di Via Sacra Langobardorum e che conduceva in Terra Santa.

La riconquista del Gargano da parte dell’impero bizantino tra il IX e il X secolo, oltre alle scorrerie dei Saraceni e degli Slavi lungo le coste, favorirà il sorgere di una vera e propria civiltà rupestre, testimoniata dalla nascita di numerosi villaggi sparsi ed evidente nei centri storici di Peschici (Rione delle Grotte), di Vico del Gargano (Rioni Casale, Civita e Terra) e di Monte Sant’Angelo (Rione Junno), caratterizzati, a livello urbanistico, da una architettura “spontanea”, le cui origini sono rintracciabili in quella che è stata l’evoluzione architettonica che si affacciava sul Mediterraneo.

Durante l’XI secolo il dominio bizantino sarà più stabile e accompagnato da processo complessivo di grecizzazione delle strutture politiche, amministrative, religiose e culturali, e, in parte, da una ripresa sociale ed economica dei centri urbani, soprattutto quelli costieri.

Già a partire da questo periodo si affermeranno, per poi svilupparsi nel XIII secolo, i germi di una nuova stagione politica caratterizzata dalla formazione di un ceto urbano più influente unito ad una ripresa di autorità deivescovati, che porterà fra l’altro, alla costruzione o ricostruzione di numerose chiese e cattedrali.

Periodo Normanno 

 

Avvenne proprio nel santuario di San Michele sul Gargano l’incontro fra Normanni e Melo da Bari, esponente più insigne dell’antibizantinismo pugliese, che chiese aiuto, nella sua lotta, ad un gruppo di pellegrini normanni tornati dalla Terrasanta. Da questo momento (1017) i Normanni, tornati in forze in Capitanata, sconfiggeranno i Bizantini, iniziando così la conquista normanna dell’Italia meridionale.

La relativa stabilità del loro dominio creerà le condizioni per una rinascita economica e sociale, favorita anche dall’atteggiamento normanno abbastanza elastico nei confronti delle autonomie e dei privilegi conquistati dai ceti urbani ormai in espansione. Tale spirito di autonoma volontà politica determinerà sul Gargano, alla fine del XI secolo, la nascita di un vero e proprio “Comitatus”, ad opera del conte Enrico, di cui faranno parte diversi centri garganici in una perfetta unità di intenti politici e di scambi economici e culturali. Espressione di questa età saranno le cattedrali romaniche, simbolo di rinascita spirituale ed economica. Il Gargano, con il fervore di vita che si manifesterà (soprattutto nei centri costieri), parteciperà attivamente alla rinascita culturale della Puglia, che vedrà, proprio sotto i Normanni, una grande fioritura di chiese, palazzi e castelli. Ne sono esempi emblematici lechiese di Santa Maria e di San Leonardo di Siponto, le cattedrali di Vieste, l’Abbazia di Santa Maria di Tremiti, l’Abbazia di Kalena a Peschici, il Battistero di San Giovanni in Tumba, la Chiesa di Santa Maria di Monte Devia in San Nicandro Garganico e la chiesa di Santa Maria Maggiore in Monte Sant’Angelo,l’abbazia della Santissima Trinità di Monte Sacro (Mattinata); tutte caratterizzate da un nuovo linguaggio artistico, autonomo ed innovativo rispetto a quello bizantino, che delineerà i caratteri dominanti dello stile romanico (come il pulpito della cattedrale di Siponto - 1039 – e quello del santuario di San Michele – 1041).

Periodo Svevo, Angioino e Aragonese

Con gli Svevi il paesaggio urbano del Gargano passa, con Federico II e suo figlio Manfredi, dalla “civiltà delle cattedrali” a quella dei castelli. Manfredi, nel Gargano, consolidò il sistema dei castelli, ma soprattutto eresse nel 1256 una vera e propria città, Manfredonia, dopo che Siponto era stata distrutta da un terremoto. Sotto gli Svevi si avrà un’alta produzione artistica, come dimostra la chiesa di Santa Maria Maggiore in Monte Sant’Angelo.

Monte Sant’Angelo

In seguito, con Angioini e Aragonesi, oltre alla perdita dei caratteri di individualità culturale, sostituiti da nuove culture straniere (vedi l’arte gotica d’oltr’alpe) si completerà l’infeudamento, iniziato in età sveva. Questo processo di ruralizzazione diventerà, in seguito, un elemento caratterizzante dell’intero sviluppo economico e sociale e subordinerà ad esso qualsiasi iniziativa tendente verso una sua possibile industrializzazione. Infine l’istituzione, della Dogana delle pecore, ad opera del re Ferdinando I d’Aragona, determinerà il completo abbandono delle terre dell’intera Capitanata, privata di un ricco patrimonio economico, usato ormai solo come terra di pascolo e di transito per le greggi provenienti da Molise e dagli Abruzzi. Tutto ciò produsse, fra il XIV e il XV secolo, la scomparsa di numerosi villaggi rurali e il fenomeno, ancora oggi presente, dell’accentramento della popolazione urbana. Il territorio andò segnandosi di una fittissima rete di tratturi, destinati al transito del bestiame, con presenza di poste, di masserie da campo e da pecore, nonché con i famosi e caratteristici recinti detti “jazzi”.

Durante il periodo aragonese si hanno vari tentativi di restaurazione angioina e rivolte baronali. Ferdinando I, per pacificare la regione, concesse in feudo il Gargano al principe albanese Giorgio Castriota Iskander (lo Skanderbeg), mentre le città costiere incominciarono ad essere insidiate dai Turchi di cui sono ancora vivi nella memoria della gente garganica gli eccidi perpetrati prima a Vieste nel 1554, dove perirono più di 5000 abitanti, e poi a Manfredonia, nel 1620, occupata ed incendiata. Risalgono al regno di Ferdinando il Cattolico le numerosi torri di difesa, sorte lungo le coste garganiche, così come i frequenti fenomeni di brigantaggio e taglieggiamento nelle campagne

Periodo Borbonico 

La politica dei Borboni fu più attenta ai bisogni reali dei centri urbani, tendendo a frenare abusi feudali e privilegi ecclesiastici. Tra il 1806 e il 1815, con i francesi, si ha il fenomeno dell’eversione della feudalità, il frazionamento del Tavoliere e la conseguente censurazione, l’abolizione della Dogana e la revisione dei catasti. Le terre furono sottratte al pascolo e al bosco, quindi dissodate e poste a coltura. Infine si riuscì a predisporre un organico piano per la bonifica delle zone paludose, come quelle sipontine. I risultati di questa politica di rinnovamento furono minori rispetto alle attese e ai proponimenti e trovò un’accanita resistenza da parte dei nobili locali, dei latifondisti e del clero, oltre a creare le basi per un progressivo depauperamento del ricco patrimonio boschivo e forestale del Gargano.

Con l’avvento di Ferdinando II nel Gargano si evidenzia un ritorno al latifondo e alla transumanza, sorgeranno numerose masserie da campo e da pecore.

Dopo l’Unità d’Italia 

Rodi Garganico, primi del Novecento

La Capitanata, e il Gargano, non avranno maggiore floridezza economica dopo l’Unità d’Italia. I secolari problemi agricoli e sociali rimangono sempre al centro di un processo di sviluppo che non riesce a decollare e che si mantiene sempre tra crisi e disagio, mancata realizzazione delle riforme e lente conquiste dei contadini, la cui situazione all’inizio del novecento, peraltro, è una delle peggiori di tutta l’Italia meridionale.

Si deve quindi attendere il secondo dopoguerra per il riscatto economico e sociale delle popolazioni garganiche, quando si cominciano a manifestare forme di vita rispondenti ad una società più moderna e civile. Allo stesso tempo, però, l’economia di alcune cittadine, soprattutto Rodi Garganico subirà un forte crollo a causa della guerra fredda che dall’oggi al domani ridurrà a zero i rapporti commerciali intensi e, ormai, secolari, che legavano la cittadina alle dirimpettaie coste dalmate.

Oggi 

Oggi il Gargano ha assunto una funzione trainante nell’economia della Puglia, specialmente in riferimento allo sviluppo del turismo, che è una delle voci più attive di tutte le attività emergenti del Mezzogiorno, soprattutto con i suoi centri costieri e le bellezze naturali di quelli interni. Ha notevolmente contribuito a rendere la provincia di Foggia, la provincia pugliese col maggior numero di turisti, che giungono da tutto il mondo soprattutto per visitare i centri religiosi di San Giovanni RotondoSan Marco in LamisMonte Sant’AngeloManfredonia, quelli balneari di ViestePeschiciRodi GarganicoMattinata, le Isole Tremiti, i laghi di Lesina e Varano, la Foresta Umbra, i siti archeologici sparsi su tutto il territorio. Il Gargano rimane comunque il maggiore polo turistico della Puglia, più del noto Salento.

 

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